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Il 15 Giugno lo stato turco ha iniziato un nuovo attacco contro il Kurdistan. Circa 60 aerei  da guerra hanno bombardato città, villaggi e campi profughi del Başûr (Kurdistan meridionale), utilizzando lo spazio aereo iraqueno senza nessuna protesta da parte di Baghdad,probabilmente a conoscenza dell’operazione. L’obiettivo strategico dell’attacco, in un primo momento, erano sembrate le basi del PKK (il Partito dei lavoratori del Kurdistan), che da decenni controlla i monti della regione e combatte contro il regime turco. Ma ad essere colpiti sono stati anche Şingal e il campo profughi di Makhmour: entrambi luoghi con altissima concentrazione di civili. L'esercito turco continua a macchiarsi di crimini di guerra e a rendersi artefice delle peggiori violazioni dei diritti umani: nonostante questo l'Europa continua a finanziare lo Stato turco per tenere lontani i profughi. Dopo quasi un mese, visto anche lo schieramento di truppe di terra, l’operazione prende sempre più i contorni di una vera e propria occupazione militare, nel più completo silenzio internazionale.  Erdoğan sfrutta la guerra per recuperare consenso in un paese sull’orlo della crisi e per allontanare l’attenzione dalla gestione dell’emergenza sanitaria. . Ancora una volta la scusa utilizzata per giustificare l’aggressione colonialista e genocida è la lotta al “terrorismo”, ossia la guerra al movimento di liberazione curdo e al suo progetto rivoluzionario. Il fatto che Erdoğan, sponsor economico e militare delle milizie jihadiste dalla Siria alla Libia, parli di terrorismo porta quasi a ridere. Appunto, perchè sotto le bombe turche cadono oggi le/i compagne/i che hanno combattuto lo Stato islamico e che lo hanno sconfitto, pagando con 11000 caduti il prezzo della loro e nostra libertà. Le potenze, regionali e non, si spartiscono il controllo della regione, dilaniata da decenni di politiche imperialiste, sulla pelle dei popoli che la abitano, mentre gli stati occidentali restano semplicemente indifferenti.  Gli alleati della Rivoluzione non sono gli Stati, sono i popoli: siamo noi.  . [CONTINUA NEI COMMENTI…]

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